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2011-04-03

da proletari comunisti - pc 3 aprile - partita la campagna internazionale a sostegno della GP in Italia - lavoratori e immigrati uniti nel sostegno a Marghera

Buona riuscita della assemblea di lavoratori ed immigrati,con la relazione del Comitato internazionale di sostegno con la guerra popolare in India, e proiettati alcuni video sulla stessa. Presenti ed intervenuti, lavoratori di vari paesi dell'est europeo, africani ed asiatici, oltre che compagni del Circolo Operaio di Proletari Comunisti di Marghera. Fatta propria dall'assemblea la mozione già in corso di adesione, decise ulteriori iniziative di propaganda a sostegno del popolo e proletariato indiano nel loro cammino rivoluzionario.
presentata la mozione di sostegno di operai e lavoratori che viene sottoposta dal comitato internazionale di sostegno alla GP in India alle fabbriche agli organismi sindacali di classe, alle assemblee.



TESTO DELLA MOZIONE
India, il paese dove “gli operai bruciano i padroni”
Noi operai, lavoratori, precari, disoccupati salutiamo la lotta delle masse popolari indiane contro il regime reazionario indiano e l’imperialismo che lo sostiene.
In India le masse lottano contro i padroni che licenziano e sfruttano, contro il carovita, la corruzione e il terrorismo di Stato, con grandi scioperi e manifestazioni, occupazioni di fabbriche, attacchi ai padroni.
In India il governo è deciso a vendere le risorse naturali e umane alle multinazionali imperialiste occidentali, ai nuovi monopoli dei padroni delle grandi fabbriche automobolistiche e siderurgiche, come Tata, Essar, Jindal, Mittal, ecc., che traggono dallo sfruttamento selvaggio di operai, spesso donne e bambini, i profitti che permettono loro di divenire acquirenti e partecipanti dei grandi monopoli internazionali del settore, in alleanza anche con i padroni italiani.

Contro tutto questo le masse popolari indiane si ribellano e sviluppano una guerra di popolo guidata dal partito della classe operaia indiana, il Partito Comunista dell’India maoista.

Il governo indiano e l’imperialismo scatenano contro le masse ribelli una repressione che, sotto il nome di “operazione Green Hunt”, è fatta di massacri, esecuzioni sommarie, repressione verso interi villaggi e settori della popolazione, per cercare di cancellare quello che i padroni del mondo definiscono “la più grave minaccia interna e un pericolo per il sistema internazionale”, la guerra di popolo che ha invece per obiettivo quello di stabilire un governo popolare basato sull’unità di operai e contadini, rovesciando gli imperialisti, la borghesia e le classi feudali.

La lotta per i diritti dei lavoratori e dei popoli, la lotta per il lavoro, i salari, le condizioni di vita; la lotta per la libertà, per la democrazia; la lotta per rovesciare il potere dei padroni e per il potere nelle mani dei lavoratori e delle masse popolari, è una lotta internazionale che ci unisce in ogni angolo del mondo.

Per questo esprimiamo la massima solidarietà alle masse popolari indiane, al Partito che le guida, perchè respingano gli attacchi del nemico e avanzino fino alla vittoria.

2011-03-24

Iniziativa a Marghera del Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India

Si terrà il sabato 2 marzo alle ore 19 a Marghera, ospite di Slai cobas per il sindacato di classe, la conferenza del Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India, con proiezione di filmati e documentazione. Per info contattare da numero non coperto il 334-3657064 o scrivere alla ns.email

2011-02-26

Con le guerre popolari, con la rivoluzione proletaria mondiale, con le lotte antimperialiste

Mantenendo distinzione e comprensione tra lotta antimperialista e rivolta dal basso allo stadio iniziale.
Comprendendo positività e limiti, per l'avanzamento della rivolta dal basso popolare in espansione.
Tra poco questa rivolta travolgerà l'est europa del capitalismo fascista e schiavista.
Poi per i paesi imperialisti inizierà l'agonia.
La maturità delle lotte non vorrà schemini e professorini, ma Partiti Comunisti maoisti all'altezza della situazione.
Riportiamo qui una analisi del momento e dei suoi risvolti nel nord-est (dopo il sit-in noglobalista davanti a Unicredit a Venezia), e due contributi.
Prima però vogliamo riportare qui una bella effinge, che spiega molto anche di Venezia e della politica "umanitaria" italiana. A tal proposito ricordiamo che il Sole 24 ore di questi giorni è molto documentato sui comunicati stampa di Gheddafi.

(26-2-2011)

Gheddafi quando era buono: 1979, compartecipazione alla Fiat
Gheddafi quando era cattivo: 1986, bombardamenti USA


Gheddafi buono 2

Gheddafi cattivo 2

Un’altra volta occorre riconoscere che il cancro del nord-est prosegue imperturbabile, un piede nel regime, un piede nell’antagonismo, a costituire nella continuità dei propri orticelli, lo spazio opportunista della raffigurazione mediatica e non lo spazio dell’unità dal basso.
Tuttavia molti esempi contrari, cioè positivi, continuano ad esprimersi, la possibile lotta a venire contro il nucleare a Chioggia,  la lotta per la difesa del territorio nella Riviera del Brenta, le lotte dal basso, contro le varie nefandezze proposte dagli interessi borghesi e corporativi, le lotte spontanee ed autorganizzate che in molti settori avanzano.
Le posizioni “di sinistra”, per esempio quella della Fiom ora discesa in campo sulla cig in Fincantieri, sono tardive ed opportuniste. Tardive, perché non preparano la lotta prima, per generalizzarla, opportuniste, perché fatte innanzitutto e con nessuna onesta apertura alle realtà di classe, sulla cig degli operai diretti, lasciando come sempre a cercare di fare battaglie (per loro definite “impossibili”) generalizzate e dal basso negli appalti, ove intervengono solo quando i buoi sono già scappati dal recinto.
Le posizioni “omogenee” per esempio contro il CIE a Campalto, giuste nello specifico, e sbagliate sia strategicamente (non c’è una posizione per una campagna nazionale di abolizione dei CIE-CPT, ricordiamo che i CPT furono istituiti da Prodi e che Prodi non ha mai posto all’odg la abolizione della Bossi-Fini), sia specificamente, perché ora, la destra, vorrebbe farlo in un “comune leghista”. Il che non sarà nemmeno quello una bellissima cosa.
Le posizioni dell’autonomia di classe (ossia per la costruzione del sindacato di classe, per l’unità dal basso studenti-lavoratori), trovano l’ostracismo politico di un giornalismo un po’ lacché ed un po’ vocalista, sostanzialmente non siamo nell’Emilia Rossa, ma siamo in un’Emilia gialla, e il resto è Vandea, per cui la colpa della falsa sinistra e dei cd.noglobal che ORA gridano contro Gheddafi, come due anni fa contro il regime dell’Iran, ma che non accolgono il futuro che vive già nelle Guerre Popolari maoiste, in quanto ostili al comunismo, è principalmente quella di far parte del teatrino.
Qui riportiamo un volantino per la manifestazione nazionale a Milano, alla quale avremmo voluto partecipare, ma nelle nostre economie e forze, rimaniamo qui a lavorare nel nostro quotidiano e per lo sciopero del 1 marzo, sul quale peraltro, ancora una volta, nessun appello serio all’unità è stato ricevuto da Slai Cobas per il Sindacato di Classe, che è assai presente nelle lotte degli immigrati in regione, se non per le iniziative che sono organizzate dal Comitato di Rovigo, al quale auguriamo ogni positiva continuazione.

Questo volantino è riportato dal sito dei compagni di Napoli dell’Università.
verso le giornate di mobilitazione del 26 Febbraio a Milano (Corteo Nazionale al Fianco dei popoli in lotta) del 25 Febbraio e del 1 Marzo, sciopero dei migranti e giornate di mobilitazione al fianco delle rivolte in Nord Africa e contro l'imperialismo italiano.
Questi ultimi mesi sono stati segnati dalle rivolte di milioni di persone che dal nord Africa hanno aperto nuovi scenari, la cui rilevanza va al di là dei confini dei paesi interessati. Milioni di persone, hanno portato per giorni in piazza la propria rabbia e le proprie rivendicazioni cercando di costruire un futuro diverso da quello che fino ad oggi gli era stato prospettato. Per quanto i mass media nei paesi europei abbiano cercato di raccontare queste rivolte come fenomeni lontani, senza alcun collegamento con le lotte a cui abbiamo assistito in quest’autunno in Europa, senza ripercussioni sulle nostre vite, le mobilitazioni in Egitto, Libia, Tunisia, hanno molto a che fare con il “nostro” mondo.

Le condizioni di vita delle masse arabe sono il frutto dell’imperialismo occidentale, in cui la nostra cara e buona Italia gioca un ruolo di primo piano. L’esempio dell’ultima ribellione, quella libica, vede il nostro paese partecipare ai massacri di civili, con la presenza attiva di uomini e mezzi forniti dal governo Berlusconi. Gli interessi delle aziende italiane che da decenni operano in Libia, grazie agli accordi sottoscritti dai nostri governi (a prescindere dal loro orientamento politico) e il regime di Tripoli, sono tra le principali cause dello sfruttamento e della miseria del popolo libico, nonché della longevità del potere di Gheddafi. La ribellione è quindi anche contro l'ENI, l'Impregilo e tutte quelle imprese che hanno macinato profitti e rapinato risorse a danno della popolazione locale. Le stesse che qui in Italia sono impegnate a calpestare i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, a cassaintegrare e licenziare.

Dinanzi a questo panorama le classi dirigenti del nostro paese sbandierano lo spauracchio  dell’“invasione”, criminalizzando gli sbarchi e gli immigrati presenti sul nostro territorio; alla criminalizzazione mediatica, virtuale, se ne affianca una di fatto: le leggi italiane sono infatti costruite in modo tale da rendere l'immigrato il soggetto più sfruttato e ricattabile per i profitti dei nostri padroni, una vera e propria arma da utilizzare per peggiorare ulteriormente le condizioni dei lavoratori autoctoni, con l'obiettivo di frammentare il fronte dei lavoratori. 

Se questa è la strategia del capitalismo, le lotte che infiammano il Nord Africa ci permettono ancor meglio di delimitare il campo tra amici e nemici, tra quelli al cui fianco combattere e quelli contro cui combattere. 
È per questo che il primo marzo saremo al fianco dei fratelli immigrati e dei popoli in rivolta contro le politiche dei padroni e contro l'imperialismo nostrano.

Qui invece riportiamo il testo di convocazione della manifestazione di Palermo dei compagni del nostro Partito.

2011-02-18

il volantino del Cobas che attacca Fincantieri

LAVORATORI E LAVORATRICI DELLA FINCANTIERI !
Ieri lunedì 14 c’è stata assemblea sulla Cassa Integrazione decisa da Fincantieri, che
riguarda anche Marghera. Il nostro Sindacato e con lui il COBAS degli Appalti di Fincantieri di
Marghera, aderisce allo sciopero di domani 16 febbraio, ma intende denunciare la politica del
managment di Fincantieri come contraria agli scopi sociali della azienda, che è e deve rimanere
di proprietà Statale. In realtà gli ordini per nuove navi già ci sono, e lo sanno tutti, ma
vogliono rappresentare una crisi che non c’è, per avere il via libera alla privatizzazione in
borsa della società, atto con cui le cose peggiorerebbero ancor più.
Che i vertici della società non abbiano molti scrupoli lo si è visto allorquando invece di
accettare la sentenza di condanna del 2008 per 11 operai e tre loro mogli deceduti-e per
esposizione di amianto, hanno fatto ricorso in appello, giungendo ad una sentenza
praticamente quasi identica di condanna, facendo ulteriormente spendere denari alla
collettività.
Che i vertici della società non abbiano molti scrupoli verso i lavoratori della azienda lo si è
visto anche di recente con la questione del licenziamento dei vigili del fuoco, ma soprattutto lo
si vede ogni giorno allorquando Fincantieri si “autoassolve”, con il placet o il silenzio di tutte le
forze politiche istituzionali e delle cupole dei Sindacati confederali, di Treu e dei
commentatori giornalistici, che pur ammettono -ma escludendo a priori Fincantieri-, dalle
nostre accuse di avere interessi diretti in comune con appalti e subappalti, l’uso spregiudicato di
ogni forma di illegalità per tenere basso e sotto controllo il costo del lavoro degli operai immigrati ed
italiani che hanno minori garanzie sindacali e di reddito e soprattutto occupazionali, in aziende dove
la sola presenza di un Sindacato porta al rischio di perdere il subappalto da parte dei vari collettori
(esempio Comis, Demont, ecc.).
In realtà Fincantieri continua ad abbassare il valore degli appalti, e ad imporre costi alle
aziende di appalto e subappalto in maniera assai discutibile, tanto da farci ipotizzare di essere
in cima a responsabilità gravissime sulle quali invece nessuno indaga ! Non a caso le decine e
decine di vertenze e denunce che il nostro Sindacato ha patrocinato presso il Tribunale del
Lavoro e l’Ispettorato hanno camminato non esattamente in maniera velocissima, anzi, e ci
sono aziende che fanno uso della malattia assai più spregiudicato che non gli operai di
Pomigliano di questo accusati dalla FIAT, per far rinviare le sentenze di condanna del cui
arrivo i loro avvocati li hanno già preavvisati.
Denunciamo anche che questa situazione è il frutto NON delle proteste degli operai di
Fincantieri che frequenti sono state in questi anni, ricordiamo che a Palermo pochi mesi fa ci
sono stati scontri con i carabinieri proprio a proposito della cassa integrazione, MA PROPRIO
A CAUSA della limitazione ai diritti sindacali ed alle lotte sindacali che i sindacati “gialli”
hanno messo in piedi additando la politica della FIOM, peraltro moderata e tuttaltro che di
completa garanzia per gli operai degli appalti e subappalti, come “estremista” e “fuori dalle
normali relazioni sindacali”. La risposta l’hanno avuta il 28 in tutta Italia, ma NON ci sentono
bene ! Per i sindacati “gialli”, ossia tutti quelli che vanno leccando il culo a FIAT e Confindustria,
“normali relazioni sindacali” significa dire SI al padrone, e permettere ai datori di lavoro di
licenziare, abusare delle norme, segnare come ferie i giorni di riposo forzati e di mancanza di lavoro,
falsificare le buste paga con acconti mai pagati, e via dicendo.
“In Italia rubare è lecito, se no, come potrebbe andare avanti l’Economia ?” Questa è la
questione vera che sta dietro la asserita “mancanza di commesse” in Fincantieri, in realtà tutti
sanno che sono le decisioni politiche a dare lavoro alle aziende di importanza strategica
nazionale, e che queste decisioni politiche in questi anni sciagurati sono presi da un esecutivo
che discute dalla mattina alla sera di donnine e di “stalloni” e bestie simili, e non certo di
problemi della società e di noi lavoratori, lo si è visto infatti con il “collegato lavoro” che riduce
le possibilità di ricorso al Tribunale del Lavoro per noi operai.
UNIAMOCI NEL COBAS CONTRO I PADRONI E LA LORO FALSA POLITICA !
NESSUNA UNITA’ CON I PARASSITI ED I SINDACATI “GIALLI” !
SLAI COBAS per il Sindacato di Classe - COBAS Appalti Fincantieri

Marghera Alla manifestazione Rsu Fincantieri del 16 il Cobas non ci sta !

Partecipa allo sciopero ma non partecipa alla sfilata
E' stato distribuito anche un volantino preparato dai ns.compagni bengalesi del Cobas, nella loro lingua natale.NELL'ADERIRE ALLO SCIOPERO DI DOMANI, IN SEGNO DI CRITICA E DI DISSENSO VERSO LE MODALITA' BUROCRATICHE E CALATE DALL'ALTO DELLO SCIOPERO,RIPRODOTTESI SIA NELL'ASSEMBLEA DI IERI 14 CHE NELLE COMUNICAZIONI IN MENSA OGGI 15 A MARGHERA, IL COBAS DEGLI APPALTI FINCANTIERI MARGHERA RIUNITOSI QUESTA SERA, ALLA PRESENZA DI CIRCA 30 OPERAI DEL COBAS DI CUI ALCUNI NUOVI ISCRITTI ANCHE ITALIANI DEGLI APPALTI, HA DECISO DI PARTECIPARE ALLO SCIOPERO MA NON ALLA SFILATA DECISA DALLA RSU. 
La manifestazione poi ha visto la partecipazione di poche centinaia di lavoratori "inquadrati"

Nel settore degli autotrasporti la concertazione scricchiola

Alla Bommartini di Verona uno sciopero con fuochi picchetti e scontri tra operai, padroni e con la presenza dei carabinieri, non sempre completamente imparziale, durato 23 ore di fila !

Perché la Cisl non è certo meglio della Fiom !

29-01-2011 riprendiamo il COMUNICATO STAMPA di SLAI Cobas per il Sindacato di Classe - Da anni portiamo avanti un duro lavoro di vertenze e denunce sulle infami condizioni di lavoro e sulla decurtazione salariale ed estorsioni, in un clima mafioso di ricatti e minacce, dei lavoratori degli appalti e subappalti di Marghera di Fincantieri (e non solo, ma anche di numerose cooperative fasulle che si giovano di leggi fatte anche dal "centrosinistra") - Da molti mesi chiediamo inutilmente alle forze sociali di prendere posizione e di darci una mano ad organizzare una conferenza sullo schiavismo in fabbrica a Marghera - La risposta dei padroni è di ulteriore attacco ai diritti sindacali, di licenziamenti politici, di tentare di isolare la sinistra operaia unendo padroni, partiti e sindacati confederali a "normalizzare" la realtà anomala dei Cobas e la realtà anomala della FIOM. Ora scoppia il bubbone Fincantieri. E' vero che anche un anno fa solo la CISL prese posizione a favore delle ns.denunce in una serie di articoli usciti sulla "Nuova Venezia", ma furono solo parole.
Sul Gazzettino di Venezia di oggi: "La Cisl entra duro sulla Fiom: 'Basta ipocrisie - fanno finta di non vedere lo sfruttamento dei lavoratori nel sistema degli appalti di Fincantieri a Marghera" - (intervista a Gianni Fanecco, segretario dei metalmeccanici Cisl di Venezia) La CISL di Marghera attacca la FIOM (fatalità adesso che c'è la questione dell'accordo FIAT), con contenuti in parte esatti (che la situazione in Fincantieri a Marghera sia di una gravità tale da fare invidia agli imprenditori che operano in Cina) ma strumentalmente per colpire la lotta sui diritti sindacali. La CISL dovrebbe ricordarsi che anche nel circondario veneziano non è del tutto coerente al rispetto dei diritti sindacali il suo comportamento: esempio quanto accaduto nel corso del 2009 alla San Benedetto con il ns.Sindacato. Ma non è questo il punto. Se alla CISL stanno a cuore le condizioni dei lavoratori degli appalti perché non ha mosso le sue influenti relazioni per portare alla cittadinanza la ns.proposta di una conferenza cittadina sullo schiavismo in fabbrica ove partecipino i cittadini di Venezia e Mestre e gli operai bengalesi e delle altre nazionalità in Fincantieri ? -
A latere dello sciopero dei metalmeccanici, un'altra azione inutile ai fini della lotta degli operai. Tre buste esplosive spedite a casa di dirigenti della PetroVen. Se ci sono cose che non vanno (e sicuramente è così), l'unica strada è costruire un Cobas anche alla PetroVen, solo con i Cobas si possono determinare condizioni e lotte di difesa opportune. L'attacco oggi deve essere generale alla politica padronale e confederale diretta a colpire la Costituzione e lo Statuto dei Lavoratori e a dare riconoscimento alla inviolabilità dei diritti sindacali e politici. E deve essere di massa e non "di nascosto". Questa nostra posizione la ribadiamo un anno dopo analoghi episodi che scimmiottano cose ben più serie avvenute in passato. Le realtà cambiano e così le forme di lotta, che però devono essere coerenti allo scopo di liberazione dallo sfruttamento, e non un indiretto aiuto a lasciare tutto come prima. Coordinamento provinciale di Venezia di Slai Cobas per il Sindacato di Classe.